Elogio al Cibo.

   Questo breve racconto è stato scritto nell’ottobre del 2008, più di otto anni fa, e riproposto nel blog “Per Aspera ad Verba” – cui vi invito a fare una visita cliccando qui. Pubblicato inizialmente tra le pagine de “la Cicuta”, il giornale degli studenti del Liceo “Socrate” di Roma, era stato pensato esclusivamente con uno scopo: far venire fame ai lettori. Per meglio perpetuare tale spregevole ignominia ho avuto cura di distribuire nelle classi il giornale – di cui all’epoca ero direttore insieme a due amiche decisamente più serie del sottoscritto – all’inizio della terza ora di lezione, che era quelle immediatamente precedente l’intervallo. A onor di cronaca, questo atto di meditata malvagità mi è valso alcuni riprovevoli insulti.

Elogio al cibo.

   Una bella lasagna fumante.
La vedo, dinnanzi a me, coperta di quella besciamella fusa e liquida che cerca di non colare – ospitando qua e là delle piccolissime bolle di olio, rosso di sugo.
La fragranza che nell’aria si spande è dolce penetrante; tocca corde emotive che uno non pensava di ricordarsi, aree del cervello che non venivano raggiunte da quando da bimbo ti mettevi alla tavola della nonna.
Ai lati della lingua si sta producendo saliva. Lo stomaco inizia a sentirsi più vuoto, quasi a dire, con
nonchalance, “Beh, in effetti è da molto che non mi riempi… Dai, prova qualche morso”.
La forchetta si avvicina alla sfoglia dorata. La fetta già tagliata mostra nei suoi lati diversi strati di pomodoro, besciamella, e quel ragù che…
Non posso ancora iniziare. Sarebbe maleducazione. Sono stato il primo ad essere servito, aspetto.
Ho il tempo di deliziarmi della vista di innumerevoli portate nella tavola sconfinata, Eden di sensazioni indescrivibili; sembra non mancare nulla. Parrebbe un banchetto nuziale, se questa tavola non fosse infinitamente più abbondante che in qualunque matrimonio mi sia capitato di presenziare. Santo Trimalcione, santa Abbondanza.
Un’infinità di colori si estende davanti i miei occhi increduli. Adocchio una pasta all’astice appena messa in tavola, calda calda; dall’altra parte del tavolo degli spaghetti all’amatriciana espandono il loro effluvio fino alle mie bramose narici; accanto, una sobria ma consistente aglio olio e peperoncino. Vedo una bella pizza margherita ricca di mozzarella fusa, la vedo e la voglio, delle patate color del sole con pizzichi di origano ed aglio, cosce e petti di pollo accatastati come inno all’Abbondanza, con la pelle fritta croccante, bistecche al sangue alte tre dita, un leggero strato di grasso le contorna – voglio pure quello -, vassoi e vassoi di patatine fritte, cotolette di pollo, fettine panate, polpettoni vari unti e corpulenti, con salse e salsette, braciole belle grasse, bistecche di maiale, stinchi, zamponi, maiale in salsa d’ostrica, spezzatini piccanti di suino, arrosti di vitello, prosciutti crudi, cotti, salami milanesi, fiorentini, culatelli, bresaola, lonza, ‘nduja, soppressata, quattro portate di coppa, patè d’oca, fesa di tacchino, stufati di carne di tre tipi diversi, polpette al sugo, wurstel, salsicce fritte, al forno, salsicce inglesi ben speziate, salsiccette di cinghiale… I miei organi di senso gioiscono, sento già il sapore caldo e carnoso di questo ben di Dio. Richiamo tribale, antiche immagini di cacciatori.
Bottiglie e bottiglie di vino rosso annaffieranno questa cena – Montepulciano e il classico Chianti, buone annate. Oh, e là c’è la birra; nove tipi, artigianale, italiana, belga, bavarese…
E poi peperoni ripieni, finocchi cratinati color oro spento, una bella insalatona ricca ricca – per farmi sentire meno sporco –; fagioli saltati in padella con alloro, aglio e peperoncino, spinaci al burro unti unti, peperoni al forno, pannocchie tostate, un tenero e polposo pasticcio di melanzane alla parmigiana…
La gioia dell’esistenza, il trionfo della vita; questa tavola sembra gridare, sembra appropriarsi della mia intera anima, chissà magari ora Lui non mi guarda, Dio sarà distratto… E se mi guardasse mi ordinerebbe di mangiare, in fondo sì, è una celebrazione del Creato, lo dice anche la Bibbia, son sicuro,da qualche parte.
Evviva la vita! Evviva il cibo!
Ma più in là vedo anche del pesce spada al forno, buono buono; una catasta di gamberi, gamberetti e gamberoni, fritti di mare, frutti di mare, gli anelli dorati e croccanti, polipetti fritti, moscardini, polpi al sugo, pesci di ogni tipo al forno con aglio e spezie… Vino bianco, ottimo.
Il vassoio dei dolci è gravido; una torta sacher vi si trova in cima. Troneggia anche una montagna di profiterol, che spunta da una cinta muraria di panna; c’è una torta ai mirtilli, un vassoio di panna cotta, un enorme tiramisù, molte, molte millefoglie con crema Chantilly. Lontana, una grande mimosa.
E va bene, è stato servito a tutti. “Buon appetito!”.
Fisso la lasagna, che da prima non ha mai smesso di provocarmi. Gli innumerevoli strati di besciamella sembrano lava bianca, il ragù è corposo e mi osserva languidamente. È ricca. È bella sugosa.
Lentamente avvicino la mia forchetta, sto per raggiungere la lasagna, l’ho raggiunta…
No no
, dimenticavo. Ritiro in fretta la posata e faccio portare via il piatto. Che stavo facendo…
Ultimamente non mi sento molto in linea.

Enrico Giordano.

 

Pubblicato su “la Cicuta – il giornale degli studenti del Socrate”, n. 1, anno 11, novembre 2008

Pubblicato su “Per Aspera ad Verba” il 5 dicembre 2010 (http://per_aspera_ad_verba.ilcannocchiale.it/?r=195073)

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s