Archetipi: Il Cicisbeo

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Introduzione

   Mettitelo in testa: non sto parlando di te, del tuo amico, della tua ragazza. Non sto parlando di tutte le relazioni di amicizia né della maggior parte di esse, grazie al cielo. A tal proposito, vedasi la prossima Guida del Cicisbeo ad uso del genere maschile ad orientamento eterosessuale.

   Quello che sto facendo è tratteggiare una figura ben precisa; con attributi definiti, una personalità, un ruolo e un copione costanti. Un personaggio collettivo che ha addirittura subìto una propria evoluzione storica (vedasi la prossima Guida storica al Cicisbeo).

   I fatti qui narrati non sono frutto dell’immaginazione, ma dell’esperienza. Quella di tutti noi, quella anche tua, anzi forse sei un po’ anche tu, te possino, prima mi sono sbagliato. Leggi va’, ché è meglio.

Il Cicisbeo

  Si sveglia tardi il Cicisbeo, ha passato la notte appresso alla Dama – al singolare, lei è l’unica sai. Le occhiaie marcate, la testa che pulsa per lo schermo retroilluminato; la mano provata, al limite della sindrome del tunnel carpale.

   O forse no, forse ha avuto fortuna. Forse il portafoglio è più leggero e lui in tasca ha uno scontrino, quello di quel localino – due bicchieri di vino e perché no, due mojito –. Oppure di qualche bangla, due Peroni da 66 su una scalinata di Trastevere.

   Sguardo sfuggente e coda di paglia: egli ha perso la grazia e la compostezza con cui duecentocinquant’anni fa si presentava nei salotti. Quando veniva decantato dal Goldoni, dal Parini, dall’oscuro Marchese De Sade. Quando era una figura istituzionale, quando aveva un ruolo definito e sfoggiava un certo savoir faire. Quando i mariti lo accettavano e addirittura lo esigevano, perché riempiendo la Dama di attenzioni non facesse vacillare le colonne di un matrimonio imposto.

   Colpa dei tempi quindi. Tempi sgraziati e poco signorili, mala tempora che l’hanno trasformato in un corpo estraneo, in uno scheletro dentro un armadio a scomparsa – un signorino sgusciante e furbetto, sempre al limite della tolleranza altrui. Sempre in bilico fra un “Accetto la bellezza e la profondità della vostra amicizia” e il “Mo je vado sotto casa, st’infame”.

   Qual è la sua genesi, dunque?
Non ve n’è alcuna. Egli è sempre esistito – ma come, non ti ricordi? Te ne ha parlato mille volte! Spunta come un fungo e solo alla Dama è dato parlarci – ma come, neanche ci parli? Con tutto quello che lei ha fatto per farvi piacere… Così proprio non si può, eh.

   È l’amico dell’Università, la vecchia conoscenza. È quello del Liceo, quello del corso pomeridiano, il secondo o terzo numero in rubrica. È il primo a commentare dallo schermo; quello delle faccine, delle allusioni, dei cuoricini. Delle foto strane.

   È un eunuco, un Visir innocuo e potente, una vittima del mondo. Sicuramente più sofferente e sensibile di te. Un utile idiota, un sereno doppiogiochista, un polipo. Grigorij Rasputin. Così silenzioso che spesso non ci si accorge della sua esistenza.

   È irrimediabilmente liminale – no, non è ambiguo, come ti permetti. Proprio non capisci… Forse lei si merita qualcuno come lui.

   Diamogli un nome, un nome casuale. Chiamiamolo Federico – l’amico di tutti, quello coi riccioli ed il sorriso che sguscia sempre dalle labbra, quello che mostra divertito la punta dei canini. Ma può chiamarsi anche Davide, Luca, Alberto, Ruberto, Andrea, Pablo… Assume mille nomi e mille facce, perché egli è più che un archetipo: è un’entità unica, una figura hegeliana, un vecchio inquietante dedito al travestitismo.

   A Federico spesso piace stupire con la cultura, piace ostentare la sofisticatezza del proprio pensiero. Non importa quanto ció che dica corrisponda al vero. Se sia frutto di profonde riflessioni o l’abbia captato dal testo di una canzone fighetto-underground, che avrà cura di citare con nonchalance attraverso il nome puntato dell’autore. Nei salotti della realtà postmoderna, così come del Settecento, il suo scopo è duplice: da una parte stupire, dall’altra produrre empatia – stare sempre dalla parte giusta. Che a volte è volutamente quella sbagliata, intendiamoci; l’anticonformismo, crede lui, attira attenzioni. È così tenero, Federico; il piccolo intellettuale, il piccolo artista, il piccolo attivista, il cinico reazionario o il generoso progressista. Le mani lisce da bambino che scrivono un po’ su tutto.

   Questo sí, l’importante è puntare sull’originalità. L’alternatività. Ed eccolo quindi aprire un baule pieno di citazioni, di parole forbite, possibilmente lunghe e cacofoniche. Concetti poveri e rancidi, ben truccati e vestiti con abiti goffi e sfarzosi. E cognomi, tanti cognomi: perché Federico guarda con desiderio leopardiano oltre la siepe del confine italico, ma come il Poeta non riesce mai a scavalcarla. Ne rimane ingabbiato: non cresce, non si evolve, vive nell’italianità più ridicola – quella verbosa, enciclopedica, citazionistica, cognomistica. È un provinciale, Federico.

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   A questo punto è opportuna una specificazione, perché Federico è anche scisso. A volte infatti è il Federico da tastiera, da ronzìo, da nugolo; lo schizofrenico che gareggia con gli altri se stessi per lodare, primeggiare, mostrare una coda bruciacchiata di pavone che copre un culo a forma di sedia. E altre volte è quello fidato, l’amico di anni – quello che non si è letto solo Diderot e D’Alembert, ma anche Max Pezzali, e conosce bene il testo de “La regola dell’amico”. Figuriamoci, non ne abuserebbe mai.

   E la inviterà ai suoi corsi di fotografia, ad una session, o magari a farsi un book. Oppure ad una birra, ad un concerto; a vedere la città, casa sua, un bel film insieme. Ma stai tranquillo, lei non è inerme. Forse fa finta di nulla, ma ha il pieno controllo della situazione.

   Egli vive come appoggio e spera sempre in una promozione. Che alle volte, se è molto fortunato, gli arriva – per pietà o per confusione. E può durare qualche ora come qualche anno, lasciandosi dietro solo plastica bruciata. Per poi lasciare il posto ad invididui più degni, o ad un’altra maschera dello stesso personaggio.

Continua con la pratica Guida del Cicisbeo
ad uso del genere maschile ad orientamento eterosessuale
!

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