The Unknown Soldier

Una canzone: The Doors – The Unknown Soldier

https://www.youtube.com/watch?v=6LSCoBk8hgU

  Il ritmo scandito dei passi si imponeva tra i mille rumori del bosco alle prime luci del giorno, quasi a voler costringere quella disordinata esplosione di vita alla cadenza incessante di un tamburo militare. Mancava meno di mezz’ora all’alba, e già da molto gli uccellini avevano rotto il silenzio fresco della notte per celebrare, sfruttando l’abilità cromatica di cui erano disposti, il risorgere della luce. Gli alberi erano ormai ombre familiari, e si stagliavano contro un blu sempre più sbiadito.

  Il piccolo gruppo umano batteva il suo ritmo stanco su un sentiero nascosto tra i pini. Quattro uomini, armati e vestiti dallo stesso sarto, scortavano una quinta persona. Egli aveva le mani legate da un soffice nastro rosso, ed avanzava al centro di un quadrato in cui era racchiuso dagli altri individui. Aveva il volto contratto dalla stanchezza, i capelli scuri arruffati, una camicia bianca di lino macchiata e logora. Una macchia di sangue secco longitudinalmente sotto l’occhio destro, una cicatrice sulla guancia. Il suo passo claudicante era più rapido di quello di chi lo circondava. Era però il suo sguardo a destare mistero tra gli altri quattro soldati.

  Esso era luminoso, euforico, celebrativo. Aveva la dolcezza e la stanchezza di quello di un bambino che viene portato per la prima volta a vedere i cervi mentre, alla stessa ora del giorno, si abbeverano al fiume o pascolano nelle radure. Si posava su ogni albero, ogni roccia, ogni animale, ogni radice che incontrava; li fissava per qualche secondo e poi passava ad altro, impaziente.

  I quattro, inizialmente increduli, assimilarono la vena di euforia presente nei suoi occhi alla follia, al panico che avrebbe colto il soldato nel momento stesso in cui aveva realizzato che stava per morire. A contraddire questa facile ipotesi, però, restava la discreta lucidità di cui egli aveva dato prova più volte, durante quelle lunghe ore di marcia. Come poteva essere presente a se stesso, senza scoppiare in un pianto da bambino? Non capiva cosa stava per succedere?

  Il rumore delle onde annunciò con largo anticipo la scogliera, luogo che gli era stato indicato ai fini di compiere l’ultimo comando. Il sole si disponeva a levarsi sull’acqua, ad inondare di luce quell’enorme distesa inquieta.

  I quattro posizionarono l’uomo sul bordo del precipizio, ben poggiato su due rocce bianche; le spalle rivolte al mare; il volto, quasi euforico, verso di loro. Gli sciolsero le mani, e con il fazzoletto rosso gli bendarono gli occhi. Dopo di che si disposero a qualche passo di distanza, presero i fucili e glieli puntarono addosso. Egli barcollò per un istante, e sembrò che stesse per cadere. Il sorriso permaneva sulle sue labbra, increspandosi per qualche istante in una risata muta. I quattro non capivano e si guardavano sconcertati. Lontane, delle campane suonavano a festa.

  “IT’S ALL OVER!” gridò il prigioniero spalancando le braccia, quasi a volergli rispondere.

  I soldati si scambiarono un ultimo sguardo, vagamente malinconico.

  Uno diede l’ordine.

  L’uomo rideva.

  “WAR IS OVER!”

Enrico Giordano

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s