Sulla terrazza del Círculo de Bellas Artes guardando a sud-ovest a metà pomeriggio

Ripensare il Círculo de Bellas Artes come luogo d’arte

  Sono in alto. C’è luce e spazio e sole e vento. La città si estende sotto i piedi di una piccola cerchia di persone. Gli edifici si dispongono a perdita d’occhio, copiosi; c’è abbondanza e bellezza. La Madrid che vedi da sotto non è la stessa.

  Sembra quasi un mare, con onde placide, grandi masse d’acqua spinte da un vento dolce. Un mare bianco-crema e terracotta. La città è nuova e curata. Lontano, si apre a tratti la campagna giallo-paglia, e qualche foresta su qualche monte.

  Le nuvole non ci sono quasi mai. Il cielo è sempre aperto e azzurro. Ma quando ci sono, come ora, si muovono rapide, si evolvono.

  Sono nuvole grandi e leggere, dalla forma ben delineata, i contorni nitidi, sapientemente inchiostrate da una mano ferma che usa solo china bianca e di pura luce. Sono tante, tantissime, grandi, profonde, in un cielo altrettanto leggero e prepotente. La sensazione è che lo spazio si moltiplichi. E vedi un mondo infinito, i raggi di sole che spuntano e cangiano in moltitudine come in un miracolo. E ancora tanta luce e una brezza di vento, a muovere quelle onde, quei fasci di luce.

  Qualche edificio spicca in altezza, con la sua punta che è apice dell’onda. Rari pajaros passano, lontani, leggeri, in punta d’ali.

  Di sottofondo piccoli gruppi umani parlano in spagnolo, in inglese, in italiano, in francese. Umani con soldi e una simpatia per l’arte. A volte turisti. Di Madrid, della fotografia, degli eventi con il guanto bianco che spunta dalla giacca da musicista elegante. In un ambiente fisico, sì, ben curato, di buon gusto, che ti apre e lancia al cielo, se non ti soffermi troppo sui materassi – devo dire, davvero comodi. Colori chiari pastello si armonizzano.

  Qualcuno mi guarda incuriosito perché scrivo. “La verdad que está guapo!”; forse non parlano di me. Li riguardo sorridendo e scrivo di loro. “Que está superguapo!”. Ecco, ora parlano di me.

  E mentre scrivo queste parole vedo de repente piccoli batuffoli bianchi cadere intorno a me e al mio tavolo, poi su questo foglio, e bagnarlo.

  Il sole batte sulla mia fronte, e il cielo sopra di me è quasi completamente azzurro. Le nuvole, perfette e nitide, si ammassano all’orizzonte. Sono tante, bianche ma di una luce calda. Si stagliano in circolo, non per incorniciare questo cielo, né per offrirgli lauro di poeta o vincitore. La loro luce e il loro volume sono lì a offrirti profondità, a farti perdere nella vastità del mondo che si estende all’orizzonte. A ricordarti che c’è ancora molto da scoprire, persone da conoscere, chilometri da macinare. A ricordarti che è solo l’inizio, che resta tutto da esplorare, che devi muoverti, metterti in marcia, ora.

Foto di Enrico Giordano
Foto di Enrico Giordano
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