Kǒng Fūzǐ

 

  In quel tempo, il saggio Confucio disponeva già di un largo seguito. Era apprezzato dai più e venerato da alcuni, ma disdegnava l’adulazione. Soleva fare lunghe passeggiate nei dintorni della sua abitazione di campagna, ed ammirare i fiori e le piante che allietavano quei suoi momenti.

  Teneva presso di sé diversi animali, fra i quali spiccava per bellezza e imponenza un grande pavone, da lui prediletto rispetto agli altri. Egli passava molto tempo a curarlo e spazzolarlo.

  Un giorno un discepolo volle metterlo alla prova. Preso un esemplare identico in ogni particolare a quello suo, ed identificandolo con un sottile spago legato alla zampa lo affiancò all’altro, interrogando poi il Maestro per saggiarne l’acume.

  Egli fissò immobile gli animali per tre giorni e tre notti, dando prova di grande temperanza. All’alba del quarto giorno disse, con grande modestia: “Il vero saggio è soprattutto colui che riconosce i propri limiti. Lo ammetto, sono Confucio”.

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