Dimmelo tu il ti

M. si alzò. Si tolse gli occhiali, si stropicciò la fronte stancamente. Detestava l’idea di giudicare qualcuno. Ne valeva però della felicità di un suo caro amico, e se qualcosa aveva valore per M. era proprio il benessere di chi per storia o affetto o simpatia giudicava suo amico.

“Non lo so, non lo so”, disse, arrendendosi all’immagine più forte, tra il timore del giudizio e il sorriso di Francesco. “C’è una cosa che non sopporto di lei, ed è che non finisce mai le”.

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