Burocrazia

Antico vampiro

Bambino viziato

nel monopolio degli affetti

Infinito bosco di alberi

di corde per impiccati”

Ritornello popolare nel villaggio del signor K.

K. disse: “La vera, terribile, definitiva vittoria della burocrazia è che per vincerla devi completamente sottometterti ad essa. Chi sta dietro quei banconi, disilluso dalla felicità e sepolto in un grigio standardizzato, spesso si eccita quando scopre di non poterti aiutare; ed è un po’ una fronda alla propria vita, un po’ l’emozione sommessa di qualcosa che è estraneo ai propri binari. Ma la gioia del disordine ha breve vita, e si ammazza il brivido impercettibile riconducendo quel guizzo d’anarchia, quella nota esotica ad una struttura ritmica protocollare, lenta come il respiro di un malato. E una gioia si intravede, a volta pienamente percettibile, negli occhi vacui del somaro: è l’agghiacciante evoluzione della lotta antica; la gioia della vita, vita che vuole emergere dal metallo angusto in cui soffoca; che per sentire il proprio cuore battere deve trovarsi di fronte al nemico, infinito legame tra esistenza e resistenza – la sopravvivenza -; che si confonde, e trova l’antico predatore nel sistema, o in se stesso, o nel suo proprio passato; ed ecco una scintilla di vita e lotta, l’uomo che rialza la testa per affermare “Io vivo!”, e questo momento mentale è intrinsecamente violento, il più violento di tutta la sua vita; e si combatte, si combatte l’antica tigre, si grida con tutti i polmoni, l’adrenalina rende i muscoli pronti alla corsa e alla lotta, il respiro si accorcia, si prende l’arma e “Mi dispiace, non posso aiutarla”.

Così si uccide l’ultima umanità”.

13/10/2014

In fila

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