Maura

Mujeres de Madrid

Storie vere vissute per finta di donne che vivono a Madrid


Maura

  Ventata di un Sudamerica allendiano che mi apre le porte della città di Madrid. Che con il suo sguardo fugace e divertito, con quegli occhi sferici, non mi da neanche il tempo di posare le valigie. E in meno di un’ora già mi ritrovo sulla terrazza del Círculo de Bellas Artes, con i pantaloni buoni e Madrid ai piedi, in un’atmosfera vagamente surreale di artisti veri e finti, di giovani creativi ed ispirati, di benestanti radical chic che si prendono i loro cocktail su un enorme divano bianco di finta pelle, e il sole che a un’ora dal tramonto fa brillare quella terrazza e le sue fotografie. Tra esse, un angolo di foresta spunta con il suo verde acceso – “l’hanno stampata troppo verde”, dice l’artista arrabiata, “ed ha una macchia!” -; una giovane donna vestita di bianco stringe le felci e vi ci affonda il viso, rimandando alla sensualità dei suoi lisci capelli neri e del braccio in primo piano, piegato.

  E alle due di notte tornati per strade diverse già ci troviamo a parlare come vecchi amici, mentre lei mi prepara un cocktail cileno che la sua famiglia si tramanda dall’antichità di una generazione. Bianco e pastoso, dal forte sapore alcolico, fa uscire liberamente parole sul Cile e la sua storia dolorosa, la giovinezza, la precarietà e le idee, la politica e lo sfruttamento, Ana Tijoux, i progetti e l’umanità intima di storie e chiacchiere.

  Maura è una donna di 39 anni, ma è difficile crederlo. Dall’aspetto allo sguardo, dai movimenti all’energia, dai suoi orari al buen rollo, in tutto e per tutto sembra rimasta almeno dieci anni indietro, in quella che si dice sia l’età di massimo splendore di una donna. Il nome italiano è un’eredità del nonno. Ha una madre che è un pezzo di donna, forte e temprata, affettuosa e materna; un padre che sembra fatto per lei. L’amore non riesce a nascondersi – non ne avrebbe motivo – dietro quegli occhi quando parla di loro; il sorriso di bambina e il tono dolce mostrano la sua grande vicinanza, ad un oceano di distanza. Le sarà sempre grata per averle dato fiducia in ogni momento; è diventata una persona felice, e comunque vada lo sarà.

  Il ragazzo, il compagno, è un barbuto che non ho mai visto senza la sua grande risata. Con lui ho la mia prima foto a Madrid, un’istantanea scattata da una ragazza di passaggio. La conservo con grande piacere, fosse solo per l’allegria che dà il suo enorme sorriso. Stanno insieme da poco, ma con una bellezza, un’allegria ed una semplicità che si incontrano raramente.

  Maura vive nel suo piccolo appartamento nel centro della città. Lavora ai suoi progetti, è fotografa e vuole lavorare come giornalista. Con i suoi amici ha un collettivo di artisti, che fa molto Novecento, ma che perde ogni pretesa di anacronismo affondando nei drammi della contemporaneità. Stampano grandi cartelloni con foto e contatti dei disoccupati di ogni età, che appendono in giro per la città; da una parte una sensibilizzazione sociale, anche se sembra strano pensare che ce ne sia bisogno, in questa città; dall’altra un mezzo di promozione dei singoli aspiranti lavoratori, dei quali alcuni hanno già trovato quello che cercavano.

  Maura è buona e positiva, anche se un po’ distratta e a tratti autoreferenziale – è un’artista. Non ha se non una pallida ombra delle manie che può avere una padrona di casa, in cui con tante difficoltà mi sono imbattuto diverse volte in questo mio soggiorno a Madrid. La sua vita corre verso qualcosa, anche se è difficile da notare, nella calma della casa.

  Una settimana tranquilla. Ognuno ha il suo mondo, ma alle volte i due si incrociano. Gli ultimi giorni sono conditi da condivisioni. La penultima sera le faccio una cena italiana: o meglio, di italiano solo il primo, una carbonara. Il pasticcio che mi fa per l’ultima sera mi lascia di stucco: oltre che per la preparazione – era stata ore a cucinarlo, non me lo aspettavo -, per la bontà. La grande diversità di ingredienti si amalgamava perfettamente in una crema dolciastra a base di pollo, leggera ma sostanziosa. Un’armonia difficile da descrivere.

  Il giorno del saluto arriva presto, anzi in anticipo. Qualche abbraccio, promesse mai compiute di rivedersi. Tanti sorrisi e calore e stima. Meglio così, meglio lasciarla là, a darmi il continuo benvenuto in una città che non smette di regalarmi tutto.

07/11/2014

Madrid

Una canzone: Ana Tijoux – Shock

NB I fatti o i personaggi qui narrati sono frutto di fantasia. Qualunque riferimento a fatti o persone realmente accaduti o vissute è puramente casuale.

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